L'editoriale

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 31 luglio 2010 - Anno 10 - Nr. 31
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Privacy e sicurezza

Sezione#1_2Dopo due anni tormentati, tra polemiche contrapposizioni, accuse litigi politici, la legge sulle intercettazioni è giunta di dirittura d'arrivo. Si pone così la parola fine su una vicenda che continuerà a far discutere per la difficoltà oggettiva di conciliare il diritto alla riservatezza con la necessità di controllare chi è sospettato di gravi reati.
La soluzione del testo, frutto di un compromesso, e di parecchie modifiche merita un approfondimento: in gioco vi sono tre aspetti importanti come la privacy, la sicurezza e la libertà di espressione.
La legge svilisce il principio della riservatezza, anche se diminuirà il numero dei cittadini che saranno spiati, anche se molti, forse troppi, continueranno ad esserlo, magari anche in assenza di una valida motivazione. Il testo limita il numero delle persone spiate, perché i magistrati non avranno mano libera, ma dovranno attenersi a norme più severe di quelle attuali. Le persone che non rientrano nelle indagini, ma che hanno avuto rapporti con gi indagati dovranno 'scomparire' dai verbali, in quanto non coinvolte, o interessate solo marginalmente, da inchieste che non li coinvolgono in prima persona. Del resto immaginare intercettazioni illimitate significherebbe affermare una visione illiberale della democrazia.
Per quanto concerne la libertà d'informazione giudiziaria, sono criticabili alcune censure, come le sanzioni a giornalisti e editori, anche se ridotte rispetto al testo originario. Ci sarà meno mano libera, ammettendo alcuni eccessi che era necessario eliminare. Del resto, il concetto di libertà dovrebbe valere per tutti nello stesso modo, non tollerando abusi destinati a sminuirlo.
In materia di sicurezza il confronto è più serrato. Per alcuni, l'approvazione di nuove norme a modifica delle attuali, che introducono una serie di limitazioni tali da rendere più difficile l'attività investigativa delle procure, indebolendo l'azione di contrasto alla criminalità. Per altri, un prezzo da pagare se non si vuole svuotare di contenuti il significato della parola privacy.
La difficoltà è rappresentata dall'individuazione di criteri che possano soddisfare esigenze di fatto contrapposte, addivenendo ad una sorta di compromesso che in sostanza non consentirà di ottenere una soluzione veramente equa ed efficace.
Di intercettazioni si è abusato, eccome, e nessuno lo può negare, anche se l'uso di un tale mezzo investigativo ha prodotto risultati soddisfacenti, mettendo però in situazioni imbarazzanti persone che non dovevano essere coinvolte, e contro le quali sono stati scatenati anzitempo dei processi mediatici. L'abuso di potere ha scatenato le proteste dei liberali che non ammettono il coinvolgimento immotivato di persone oneste e degne di rispetto, e per evitare il ripetersi di errori, se non addirittura di soprusi, la nuova legge ha sottratto al Gip del locale tribunale il potere di autorizzarle, demandandolo ad un collegio composto da tre giudici del capoluogo distrettuale: una difficoltà procedurale discussa, in quanto potrebbe ritardare indagini, non prorogabili nel tempo.
Alcuni osservatori e numerosi cittadini, perplessi dai contenuti delle nuove norme, si chiedono cosa sia più importante, e se sia opportuno sacrificare in nome della privacy, la sicurezza. Altri, al contrario, considerano la riservatezza un bene inviolabile, l'essenza della democrazia, quindi un bene importante rispetto ad inchieste che sovente si risolvono con assoluzioni o pene di modesta entità.
In effetti, gli interessi e i principi che sono invocati, contrastano tra loro, ed è impossibile giungere ad una soluzione mediata in grado di soddisfarli entrambi in maniera soddisfacente. Purtroppo, in questa, come in altre situazioni, occorrerebbe più equilibrio e ponderatezza, e ognuno dovrebbe essere disposto a compiere un passo indietro per individuare un possibile, quanto auspicabile, equilibrio.
La stampa dovrà accettare alcune restrizioni, i cittadini non saranno sempre garantiti dei loro diritti, e la riservatezza in alcuni casi andrà a farsi benedire.
Il ridimensionamento del potere delle procure renderà ancora più arroganti i politici e il malcostume che li circonda, invece di diminuire, aumenterà, con la consapevolezza che molti continueranno a farla franca, dimostrando che siamo di fronte ad una sconfitta.
Nessuna delle parti in causa si dichiarerà soddisfatta, e le maggiori colpe, se di colpe si può parlare, dovranno essere imputate ai veri colpevoli, ossia ai politici, non di uno ma di entrambi gli schieramenti.

Dario Meschi

 

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